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Il sito di Gianni Cuperlo, responsabile comunicazione politica dei Democratici di Sinistra

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BASTA ZERCAR

Pubblicato il 26 novembre 2009POLITICA

Ecco, ci siamo. E' uscito nelle librerie il volumetto di cui vi ho parlato a più riprese in questi mesi. Il titolo è "Basta zercar", l'editore è Fazi. Se avrete la bontà di leggerlo e commentarlo io ne sarò felice. La copertina è quella che ripropongo qui sotto. A me piace molto (la copertina, intendo). Ho pensato anche di anticipare sul blog la legenda e le prime due pagine. Così, tanto perché possiate farvi un'idea. Ma conto sul fatto che leggiate anche il resto.
 
Buone cose
 
Basta Zercar - Gianni CuperloLegenda
Cominciamo col dire cosa non è. Non è un libro sulle primarie del PD e neanche una cronistoria sugli anni recenti della sinistra. Non è un saggio di storia né l’indice per un futuro programma elettorale. A quello penseranno altri più attrezzati di me. È una raccolta di note dove si parla di destra, sinistra, sicurezza, Primo Levi, Ruanda, Nord e Sud, banche, lavoro, vecchiaia, saggezza, prestigio, libri, badanti, bandiere, disguidi, la nuova frontiera, traslochi, la protezione civile, Tito Stagno, i rom, il Mediterraneo, la lentezza e parecchie altre cose. Ne è venuto un discreto disordine e la necessità di fornire, per chi lo voglia, un minimo supporto alla lettura. Per questo alla fine del libro ci sono una bibliografia commentata dove si citano gli autori e i volumi disseminati qua e là tra le pagine e una cronologia dei fatti accennati. Il titolo, infine, è in dialetto triestino. Va inteso come “basta la pazienza di cercare e tutto prima o dopo si trova”. Per la pronuncia segnalo soltanto che la z è dura, per capirci non quella di zoo, ma quella di dizionario. Direi che è tutto.

Roma, 27 ottobre 2009

26 febbraio 1921 
Doveva essere un sabato. Sono sicuro perché ho trovato un sito col calendario perpetuo. Invece non so nulla del clima né del contesto, a parte la città: Torino. Ma i fatti andarono così. Più o meno così: Piero Gobetti aveva invitato Giuseppe Prezzolini a tenere un discorso agli operai della FIAT. Prezzolini aveva accettato e si era trovato lì, alla Camera del Lavoro, introdotto da Gramsci.

Gobetti, Gramsci, Prezzolini a discutere insieme coi lavoratori della fabbrica. Basterebbe questo. Non ci sono immagini. C’è solo una memoria di Prezzolini:

Mi ricordo che scelsi come tema una domanda ai miei ascoltatori. «Perché», dissi loro, «voi che volete fondare un “Ordine Nuovo” [era il giornale di Gramsci] contro la classe borghese, vi mostrate poi così poco orgogliosi del vostro modo di vestire, e non domandate di meglio che di mettervi addosso le mode dei vostri avversari? Perché non avete il coraggio di considerare la vostra “blusa” o la vostra tuta come un simbolo di quella civiltà del lavoro che dite di inaugurare? La borghesia, quando impose il suo “ordine nuovo” contro l’aristocrazia, adottò i pantaloni lunghi e lasciò le coulottes…».

Mi ricordo che Gobetti era presente e mi approvava molto, ma non così la massa operaia che probabilmente non mi fischiò soltanto per rispetto di Gramsci. E infatti questi aspiranti borghesi, che non avevan il coraggio del loro vestito, e si vestivan da borghesi, furono poi sconfitti.


Piero Gobetti morirà nel febbraio del ’26, a Parigi, per i postumi delle percosse subite. Aveva venticinque anni, una moglie conosciuta sui banchi di scuola e un figlio. Gramsci sarà arrestato pochi mesi dopo. Il Tribunale Speciale Fascista lo condannerà a vent’anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Dirà il Pubblico Ministero a chiusura della requisitoria: «per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare ». Fallirono, ma lo finirono. Morì a Roma nell’aprile del ’37.

Prezzolini visse molto più a lungo, un secolo tondo. Emigrò in America e, una volta tornato, si ritirò sulla costiera amalfitana.

Gobetti è stato un liberale. Gramsci un comunista. Prezzolini una mente anticonformista. E una mattina, di sabato, si sono ritrovati a discutere con gli operai della FIAT sull’abito giusto per fare la rivoluzione. Tutto qui. Ma secondo me è una bella storia e in fondo parla di noi.


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OGGI

Pubblicato il 17 settembre 2007Non assegnata

Lo so. Ho preso l'impegno di scrivere su diversi argomenti (Pd, le liste, l'antipolitica..). E poi sto cercando di raccogliere qualche informazione in più sulla questione posta da bob nel commento al post precedente. Ma vorrei farvi una proposta. Immagino che stamane siate andati al lavoro (o all'università o dove so io). Bene. Quando finite i vostri impegni deviate verso la prima libreria aperta e comprate "La strada" di Cormac McCarthy (Einaudi). Poi ve ne andate a casa (o al parco o al bar o dove volete) e compatibilmente alle mille cose da fare (la spesa, prendere il bambino a nuoto, andare in sezione...) lo leggete. Tutto qua. buone cose



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BOOKS AND HOLIDAY 2

Pubblicato il 6 agosto 2007Non assegnata

Intanto grazie davvero. Avete colto lo spirito ma soprattutto le segnalazioni (e i commenti) sono molto molto invoglianti. Come da impegni mi permetto di scrivere anch'io un paio di titoli, ma prima due parole sui vostri post. Confesso che molte letture sono per me una novità (ma l'ignoranza - è noto - non ha limiti, anche se, caro Mario, pure noi ogni tanto leggiucchiamo qualcosa). Il romanzo di Walter Siti l'ho letto l'estate scorsa e però non ha avuto (almeno su di me) l'effetto iperpositivo che ha prodotto su Tenax. Del saggio di Vollmann (Come un'onda che sale e che scende) mi aveva parlato benissimo Giovanni Barbo. La doppia segnalazione è uno stimolo ad affrontare le 941 pagine (che sono oggettivamente troppe!). Caro quartieri, di Biondillo ho letto i primi tre gialli e li ho trovati gradevoli (soprattutto per l'ambientazione "storica" e il profilo del nostro commissario). Quest'ultimo non l'ho preso, ma sono di quelli pignoli (quasi maniacali) che amano dire d'aver letto tutti i romanzi di un autore. Lorenzo, di Lansdale è uscito da poco (per Stile LIbero) la ristampa di Mucho Mojo. Evviva! E grazie per le altre segnalazioni, in particolare Ira Levin (mi sa che ci hai messo una e finale di troppo). Loretta, al seminario di Nens ad Ariccia ho sentito Giulio Sapelli parlare benissimo del libro di Mario Calabresi. Confesso di non aver mai letto Bukowsky. Di Ammanniti mi allarma la lunghezza. Però ho visto che Salvatores lo ha scelto come soggetto del prossimo film. Maigret non si discute (ne ho presi due che manco ricordo il titolo ma fanno buona compagnia e tanto basta). Il cacciatore di aquiloni l'ho letto (posso dire che mi è sembrato un tantino sopravvalutato?). Mentre di Ruiz Zafon (che ha scritto l'opera della vita, beato lui) avevo già detto l'anno scorso in un post analogo. Mi hanno intrigato molto (e ho cercato le schede dei libri su Internet bookshop) questi vostri titoli: Karl Marx di Attali (Fazi, ed è curato dal mio amico Massimiliano Panarari!!!!). Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo di Fured. Un uomo senza patria di Kurt Vonnegut. Eureka street di McLiam. Salonicco, città di fantasmi....di Mazower. Biancaneve di Donald Barthelme. Grazie ancora perché li compero e prima o dopo riuscirò a leggerli. Adesso le mie (modeste) segnalazioni. Quest'anno sono tre. La prima è Sebastiano Vassalli, "L'italiano" (Einaudi). L'inizio è folgorante (una paginetta che spiega tutto di noi). Segue una serie di affreschi curiosi sull'arte d'essere italiano. Davvero molto ricco. La seconda (scusatemi in anticipo) riguarda un libro che non ho letto (cioè che non ho ancora letto). Ma la fonte della segnalazione è così autorevole (ed era così entusiasta) che mi fa piacere condividerla con voi. L'auotore è Hamid Mohsin, il titolo "Il fondamentalista riluttante" (Einaudi). Se volete, a settembre, vi rivelerò la fonte. Il terzo (e ultimo) è un saggio di Massimo Salvadori, "Italia divisa" (Donzelli). Mi resta da dire che la citazione di Guerra e Pace vale da sola tutti i titoli che abbiamo elencato. buone cose, buone vacanze e grazie di perdere del tempo qui.



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BOOKS AND HOLIDAY

Pubblicato il 3 agosto 2007Non assegnata

Vi spiace segnalare il vostro libro per l'estate? vanno benissimo sia la narrativa che la saggistica. Vanno anche bene libri d'annata (da leggere o rileggere). Meglio ancora se con una breve motivazione a supporto. Il primo che segnala "La casta" viene espulso dal blog! Io farò le mie segnalazioni al massimo lunedì. Oggi e domani vado a Trieste e non credo di riuscire ad aggiornare i post (però vi leggo).

buone cose



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TANTICCHIA DI CULTURA

Pubblicato il 11 luglio 2007Non assegnata

Arritunno sul loco del dilitto e principio a rispunnere alla dimanda sulle ragioni che mi fanno acquistari di pirsona pirsonalmente macari l'ultima faticata dell'instancabile Camilleri. All'incirca una semana fa m'accunciai a prilivari dalla libreria Mondadori ca si trova giusto alle spalli della funtana di Trevi l'ennesima 'mpresa del commissario Montalbano in quel di Vigata. "La pista di sabbia" s'accuminza la matina quanno nell'occhi del nostro s'impressa lo scanto dovuto a un cavaddro stinnicchiato sulla rena. 'Na povira vestia tutta 'nsangugliata. E da lì si diparte 'na vicenna cumplicata e 'nsdrupita ricca di colpi di scena e che non m'arrischio a raccuntari oltre le due o tri parole appina dette. Ora, la storia si dipana con la consueta pirfizione e il tiatro ca ne consegue è 'na sequenza di cazzitummoli, rumorate, voci e nirbusismi, pirsone simplici, fimmine fatali e ommini, da trentini a cinquantini, capaci di liggiri e scriviri. E macari assassini e dilinquenti e Mimì e Catarella a far cosi da pazzi dintra l'indagine. 'nsomma la solita cumpagnia insemmula di abbanniate e misirizzi. In primisi la pifania del cavaddro pari 'na babbiata ma subbito lo sdrummo copre ogni pirtuso di sciarra. Nuddru comprende lo sciauro e il lettore ha dacche arruvigliarsi nella bonarma del cavaddro difunto. Chi vi narrè dintra cotesto blog la storia del cavaddro pinsa che pure esistenno matiria assai chiù capaci di schiantari li cabasisi comme pir esempio l'intera littura del rigolamento delle primarie del partito democratico lì quattordici della mesata d'ottobre, tuttavia si sente in dovere di arringhiari gli scarni frequentatori del blog circa l'enorme, enormissima, rottura di cabasisi che può dirivari dall'intollarsi per paginate su paginate di morti, murmuriate, montuperi, munnizzari e mischineddri. Per cui fate comme vi pare, ma non venite dimani e chiagniri e lamintarvi 'ca nun è il caso. Ommo (e fimmina) avvisato....buone cose



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COMPAGNI DI SCUOLA

Pubblicato il 15 marzo 2007Non assegnata

Come promesso eccoci al libro di Andrea Romano. La premessa è che conosco l'autore. Il che potrebbe rendere un tantino meno oggettive le considerazioni di merito. Per la verità, anni fa, ebbi qualche responsabilità (condivisa con Andrea Peruzy) nel coinvolgerlo nella Fondazione Italianieuropei (della quale divenne il Direttore). Andrea è uno storico (di formazione) e dopo aver lasciato la Fondazione è andato a dirigere (beato lui!) la saggistica di Einaudi. Inoltre fa l'editorialista de La Stampa, scrive libri (quello precedente era una bella biografia di Tony Blair), e più di recente gli è presa di andare alla televisione con una certa frequenza (nel senso che se accendete ci sono in prevalenza Vespa, Baudo, la Ventura e Lui). Aggiungo che è un giovanotto intelligente, molto colto e che scrive benissimo. Fin qui la biografia.

Il libro è un pamphlet che come tutti i veri pamphlet si fonda su una tesi (radicale) declinata coll'intensità polemica che l'autore sceglie di calibrare. La tesi di Andrea (che riassumo un po' brutalmente) è questa: il gruppo dirigente post-comunista (D'Alema, Veltroni, Fassino, Mussi e qualche altro) da più di vent'anni ha gestito le stagioni successive della sinistra italiana come una community di parenti-serpenti. Si sono scontrati, combattuti, fatti gli sgambetti, ma alla fine non hanno mai smesso di fare squadra tra loro in una logica di sopravvivenza comune che aveva, tra l'altro, lo scopo di ridurre i pericoli dell'inserimento sulla scena di altri potenziali protagonisti. L'effetto è stata una stanchezza progressiva della cultura politica del riformismo italiano, attardata tra il rimpianto del vecchio mondo e la timidezza (o reticenza) a misurarsi con i contenuti e le scelte di una sinistra coraggiosamente innovativa. Il più dotato e predisposto a gestire l'opera di rinnovamento (Massimo D'Alema) ha scelto per sé una scorciatoia che non lo ha premiato fino in fondo. Quella del governo (nel '98) e dopo aver rinunciato, nei fatti, a considerare riformabile (e dunque spendibile) quel partito che pure aveva ereditato dopo la tribolata stagione di Occhetto. Quanto agli altri (Veltroni, Fassino....) si alternano giudizi più tranchant con qualche indulgenza rivolta in particolare al segretario attuale dei Democratici di Sinistra. Tutto ciò ha reso, se possibile, la sinistra italiana (di matrice post comunista) meno simile alla sinistra di altri paesi europei, dove le leadership sono cambiate nel tempo e dove eventuali sconfitte elettorali quasi sempre coincidono con un ricambio piuttosto radicale del gruppo di testa. Insomma alla fine, dovendo dirlo con una battuta, anche la gloriosa e tormentata vicenda della sinistra italiana si risolverebbe in una sorta di "tengo famiglia". E nella necessità di affrontare, prima o dopo, quel ricambio che finora, per tante ragioni, non si è compiuto.

La mia è naturalmente una sintesi di parte e parziale (Andrea, se vuoi intervieni!). Ma nel complesso credo renda l'idea. Non farò alcuna recensione (non ne sarei capace), ma solo due osservazioni:

1. la tesi del libro contiene, a mio parere, un fondo di verità. In primo luogo perché muove da un dato innegabile (il famoso ricambio si è realizzato davvero in misura contenuta). Capisco l'esigenza del pamphlettista (radicalizzare la tesi e stimolare il confronto di merito), ma colpisce una eccessiva rimozione dell'altra faccia della medaglia. E direi così: quel gruppo di persone (qualitativamente molto diverse le une dalle altre) si è trovato a dover affrontare la pagina più complessa e devastante della storia repubblicana (triennio 1992-1994), senza dire della fine del comunismo dopo il crollo del Muro. Forse una parola in più su questo si poteva dire.

2. se una classe dirigente resta al suo posto (come pensa l'autore, oltre il tempo massimo), la responsabilità non è solo sua ma al pari di chi, venendo dopo, non ha la forza, lo spirito e l'autonomia culturale e politica per scalzare gli altri. Per cui delle due l'una. Potrei aggiungere che ogni epoca storica e ogni paese hanno la classe dirigente che si meritano, ma il punto è che da anni manca una vera alternativa (e su questo più che la critica dovremmo scomodare le categorie dell'autocritica). Ma la questione non riguarda Andrea. Casomai riguarda noialtri. E, come disse una volta un uomo acuto, quei peccati che non abbiamo avuto il coraggio di compiere.

buone cose



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COMPAGNI DI SCUOLA

Pubblicato il 21 febbraio 2007Non assegnata

Mi piacerebbe fare con voi una discussione sul libro di Andrea Romano ("Compagni di scuola", Mondadori, da ieri in libreria). Ne parlai con Andrea una mattina di qualche mese fa (stava raccogliendo il materiale) e gli dissi come la vedevo io. Il saggio è pieno di spunti, e di giudizi. Sarebbe simpatico avviare sul blog un confronto di merito su quelle tesi. Penso sarebbe interessante anche per Andrea. Ditemi se vi va. Nel caso, ci diamo qualche giorno (per la lettura) e poi partiamo. buone cose.



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SULL'EUROPA

Pubblicato il 5 dicembre 2006Non assegnata

Oggi cambiamo genere. Lasciamo da parte il partito democratico e la finanziaria. Vorrei raccontarvi di un libro (è un breve saggio) molto bello. E' di George Steiner e si occupa di Europa. "Una certa idea di Europa" è il titolo.

Si legge come un racconto, o un articolo lungo. E aiuta a capire molte cose che ci riguardano. Allora, per farla breve, l'idea di Steiner è che l'Europa si può riassumere in cinque caratteri. Chissà quanti altri se ne potrebbero indicare.

Ma insomma lui sceglie questi cinque e ce li racconta così.


1. L'Europa è i suoi caffé (dai locali di Lisbona amati da Pessoa ai cafès di Odessa raccontati da Isaac Babel). Chi si ricorda mai che l'ultimo incontro tra Danton e Robespierre avviene al caffè Procope? (che se non vado errato - io Parigi non la conosco - si trova a Piazza della Bastiglia e oggi ai suoi avventori offre splendidi crostacei).

2. L'Europa è stata e tuttora è una terra "camminata" (a differenza delle distanze impercorribili degli Statri Uniti). La cartografia dell'Europa è il frutto della possibilità "del piede umano". E questo ha influito sul nostro modo di pensare. (nella Grecia antica i peripatetici sono quelli, alla lettera, che viaggiano a piedi da polis a polis e anche i loro insegnamenti sono itineranti). La storia europea l’hanno fatta da sempre lunghe marce. Le truppe di Alessandro hanno marciato dalla Grecia fino ai confini dell’India e del deserto libico. Sono migliaia i chilometri percorsi a piedi dalle armate di Napoleone dal Portogallo a Mosca.

3. Le strade e le piazze dove camminano gli uomini hanno il nome di statisti, poeti, artisti, compositori. Lo scolaro europeo abita quelle che sono delle "camere di risonanza di grandi imprese storiche e intellettuali, artistiche e scientifiche". Negli Usa i memoranda di questo genere sono rari. L’arteria principale di Boston è Beacon streat (via del faro). La sovranità del ricordo, questa auto-definizione dell’Europa come luogo della memoria ha anche un’altra faccia della medaglia: a volte commemora massacri, sofferenze, odi secolari. L’Europa è il luogo in cui il giardino di Goethe quasi confina con Buchenwald. "L’America rifiuta questa logica: la sua ideologia è quella dell’alba e del futuro". Henry Ford ha dichiarato, “la storia è una sciocchezza” e lanciava la parola d’ordine dell’amnesia creativa.

4. La doppia eredità di Atene e Gerusalemme: in Europa questo rapporto, insieme conflittuale e sincretico, ha impregnato il dibattito teologico, filosofico e politico. Essere europei vuol dire negoziare sul piano morale, intellettuale ed esistenziale gli ideali, le pretese, le praxis contrastanti delle città di Socrate e quella di Isaia. Nell’eredità di Atene ci sono i conflitti sociali e politici. In Gerusalemme la religiosità e la trascendenza.

5. "Il pensiero europeo ha intuito una finalità più o meno tragica. Due guerre mondiali, che in verità sono state due guerre civili europee, hanno esasperato questo presagio fino all’incandescenza. Tra l’agosto del 1914 e il maggio del 1945, da Madrid al Volga, dal Nord Europa alla Sicilia, si stima che 100 milioni di esseri umani siano stati sterminati da guerre, carestie, deportazioni, pulizia etnica. L’Europa è diventata il teatro di una inedita bestialità".

Ecco, può darsi che il quinto carattere descriva (anche fin troppo bene) il pessimismo profondo di un intellettuale che, al pari di altri, ha sofferto e introiettato il dramma di una civiltà che si era uccisa da sola. E' stato Steiner a dire che "uccidendo sei milioni di ebrei, l'Europa si è suicidata". Ma detto ciò le suggestioni mi sono sembrate rare e preziose. Mi piaceva segnalarvelo. Buona giornata.



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OGGI

Pubblicato il 15 settembre 2006Non assegnata

So che apparirò pedante. Ma sul Venerdì (inserto di Repubblica) di oggi trovate una pagina intera sul nuovo romanzo di Lansdale in uscita da Fanucci. Dovevo dirvelo.



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FANTASIE LETTERARIE

Pubblicato il 25 maggio 2006Non assegnata

Il post di oggi è dedicato al mio amico Andrea Romano che di professione fa (benissimo) il Non Fiction Editor della storica Einaudi. Insomma un lavoro splendido: sceglie, commissiona e legge i libri (per la precisione, i saggi) che noi tutti andremo poi a comprare in libreria. Bene, per gioco, segnalo a lui (e a voi) alcuni volumi che mi piacerebbe fossero scritti e pubblicati, ma che naturalmente non verranno mai scritti e nessuno pubblicherà mai. Consideratelo un banale esercizio di fantasia (e perdonate la miscela di sacro e profano).  Dunque:

1. Adriano Sofri, "Anno I D.R. (dopo Ratzinger). Una riflessione sulla laicità", Mondadori

2. Claudio Magris, "Trieste nel nuovo secolo", Garzanti

3. Andrea Camilleri, "Che cavuro a Kansas City" (la prima trasferta americana di Montalbano); Sellerio

4. Oriana Fallaci, "Perché mi sono convertita all'Islam", Rizzoli

5. Joe Lansdale, "L'uragano di Capri", Einaudi Stile LIbero

6. Romano Prodi, "Prima le donne e i giovani: 10 idee radicali per cambiare l'Italia", L'Ulivo

7. Giuseppe Zucconelli, "Come ho seppellito il comunismo". Editori Riuniti. (l'autore è da moltissimi anni il responsabile del cerimoniale presso la Direzione del Pci-Pds-Ds)

8. Luciano Moggi e Adriano Galliani. "Il calcio: la nostra passione", Comix

9. Michele Serra, "Vita di Aldo Biscardi", Rai-Eri

10. Claudio Velardi, "Fatti il tuo staff", Reti (collana manuali & home work)

Se ne avete voglia, segnalatemi i vostri titoli. buona giornata.



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Sono nato a Trieste il 3 settembre 1961. E a Trieste ho vissuto più o meno fino alla fine degli studi universitari... continua

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di Gianni Cuperlo, Donzelli Editore, Collana Interventi

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