Scusate se torno (con una seconda puntata) sulla questione Pacs. Ma le risposte di Robi e di Elisa sono interessanti (le trovate nei commenti alla prima puntata). Vorrei provare a ragionare su due punti. Il primo è l'affinità che ogni elettore sente di avere con questo o quel candidato. Scrive Robi che non avrebbe alcun problema a votare per Rosy Bindi. Mentre è assai meno disponibile a votare l'Ulivo sapendo che col suo voto contruibuirà ad eleggere persone che sul referendum dell'anno scorso hanno compiuto la scelta astensionista. Capisco il problema, ma faccio notare che anche col vecchio Mattarellum esisteva un limite analogo. Nel senso che il candidato di collegio (e in quanto tale candidato di tutta la coalizione) poteva risultare più o meno in sintonia con la sensibilità del singolo elettore. La differenza con la nuova legge è che un voto all'Ulivo (alla Camera) contribuisce oggi all'elezione di più di un candidato della lista, e dunque garantisce una pluralità di opinioni e posizioni, anche sui temi a noi cari della laicità e del modo migliore per declinare quel valore nel dibattito interno all'Unione. Il secondo punto è legato invece al significato che diamo alla parola "compromesso" (ne parla Elisa nella sua replica). Ho già provato a spiegare su questo blog cosa penso, nel merito, di alcune questioni che rientrano a pieno titolo nel novero dell'eticamente sensibile. Adesso rubo qualche riga sulla questione posta da Elisa (che mi pare assolutamente strategica). Personalmente non sono spaventato dall'idea che su questioni tanto delicate e complesse si cerchi un ragionevole compromesso tra posizioni a volte assai distanti. Trovo assurdo che si varino leggi sbagliate (e cattive) come nel caso della fecondazione. Ma troverei altrettanto discutibile procedere in modo speculare, senza ascoltare le ragioni di tutti. Penso - ma è solo un esempio - alla legge che in Italia regola i trapianti di organi. Se non ricordo male in quell'occasione si cercò (e si trovò) un ragionevole compromesso. La questione era delicatissima. Quando si poteva procedere all'espianto di un organo, con lo scopo di salvare un'altra vita? La risposta fu: quando cessa qualunque attività di tipo cerebrale e dunque non esiste possibilità alcuna di recupero. Forse non ho usato i termini precisi e più corretti sotto il profilo scientifico, ma quello fu, nei fatti, un compromesso "alto" tra le ragioni dei cattolici e dei non credenti. In qualche modo fu l'indicazione di un metodo che, ad esempio, nella legge 40 non è stato assolutamente seguito. Basta pensare al dibattito sorto intorno all'utilizzo degli embrioni sovrannumerari per l'attività di ricerca (embrioni - è bene rammentarlo - che non sarebbero comunque mai impiantati per favorire una gravidanza). Se penso al termine "compromesso" mi torna in mente una bellissima definizione che della parola (e del suo valore in politica) ha dato Amos Oz in un saggio dedicato al fanatismo. Scrive Oz, "Sono un gran fautore del compromesso. So che questa parola gode di una pessima reputazione nei circoli idealistici d'Europa, in particolare tra i giovani. Il compromesso è considerato come una mancanza di integrità, di dirttura morale, di consistenza, di onestà. Non nel mio vocabolario. Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi.Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo. ". E conclude Oz, "quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l'altra guancia a un avversario, un nemico. Intendo incontrare l'altro più o meno a metà strada. Comunque non esistono compromessi felici: un compromesso felice è una contraddizione. Un ossimoro". Ecco, non saprei dire se davvero non esistono compromessi felici. Credo esistano buoni compromessi. E per ottenerli - di questo sono convinto - non si può rinunciare ai valori di fondo che definiscono una cultura e un'identità solide. Se mi guardo indietro, però, non ho dubbi su quale fronte negli anni scorsi abbia coltivato un approccio "fanatico" e poco laico verso problemi che solo uno spirito aperto e critico può pensare di affrontare. Infine, una battuta soltanto sulla mia posizione in lista (al numero 6 del Friuli Venezia Giulia). E' il frutto di una lunga discussione che affonda nelle vicende della mia regione e nella giusta necessità di garantire una rappresentanza parlamentare a un esponente della minoranza nazionale slovena. Tutto qui. E non vi annoio oltre con la storia complicata del confine orientale. Buona giornata.