Dunque le primarie. Da settimane sono al centro del contendere. Per come si fanno. Per il fatto o meno di farle. Per le ragioni che possono giustificare il non farle. Vediamo di capire e partiamo, come di dovere, dalle regole che ci siamo dati. Lo Statuto del Pd prevede all’articolo 18 quanto segue: “Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione. Qualora il Partito Democratico concorra con altri partiti alla presentazione di candidature comuni per tali cariche, valgono le norme contenute nell’articolo 20 del presente Statuto. Le modalità di selezione delle candidature per le altre cariche di livello regionale e locale vengono stabilite dagli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano”. E allora vediamo cosa dice l’articolo 20 (quello dedicato alle primarie di coalizione): comma 1. “Qualora il Partito Democratico stipuli accordi pre-elettorali di coalizione con altre forze politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Presidente di Regione, Presidente di Provincia o Sindaco vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutte le cittadine ed i cittadini italiani che alla data delle medesime elezioni abbiano compiuto sedici anni nonché, con i medesimi requisiti di età, le cittadine e i cittadini dell’Unione europea residenti, le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, i quali al momento del voto dichiarino di essere elettori della coalizione che ha indetto le primarie, e devolvano il contributo previsto dal Regolamento.” comma 3. “Qualora, al fine di raggiungere l’accordo di coalizione, si intenda apportare modifiche ai principi espressi nel comma 1 del presente articolo o utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni, la deroga deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti l’Assemblea del livello territoriale corrispondente.” Bene, fin qui le regole. Le “nostre regole”. Poi, per fortuna, nel mondo non esistiamo solo noi e può capitare, anzi capita, che in una competizione elettorale sia non soltanto logico ma assolutamente necessario stringere degli accordi con altre forze, partiti, movimenti per potersi giocare il risultato del voto con qualche speranza di successo. L’impressione è che le regole previste dal nostro Statuto siano in buona misura l’espressione di un’idea del Pd pienamente calata nell’ambizione di un bipartitismo imperfetto. In altre parole, la volontà di dar vita a un partito sostanzialmente autosufficiente o comunque egemone nel proprio campo e tale da condizionare in forma più o meno esclusiva le scelte del centrosinistra non solo sul terreno delle persone (i candidati) ma anche delle procedure (le primarie). La realtà, purtroppo, si è rivelata meno rigida. Nel senso di non aver consentito una polarizzazione del confronto tra i due schieramenti (centrodestra e centrosinistra) tale da cancellare o ridurre drasticamente il peso di altre formazioni. Da qui, o comunque anche da qui, la necessità di lavorare in vista delle elezioni regionali di marzo a un allargamento delle alleanze. E qui, le “nostre” regole debbono, giocoforza, misurarsi con le regole degli altri. Facciamo un esempio: noi siamo per scegliere i candidati governatori con le primarie (lo abbiamo scolpito nello Statuto). In alcune realtà succede che per vincere (o almeno per competere) vi sia il bisogno di allargare la coalizione ad altri (l’Udc, certo, ma non solo. Penso ai nostri amici radicali per dire). E facciamo conto che questi altri 8° torto o a ragione) siano contrari al ricorso alle elezioni primarie per la scelta del candidato o della candidata alla presidenza. Ecco, in questo caso che succede? Noi possiamo dire “primarie sempre sempre sempre”. Il Pd lo abbiamo fondato e costituito su questo principio di partecipazione diretta e popolare e non applicarlo ovunque equivale a tradire l’atto di nascita di noi stessi. E’ una linea, non lo nego. Che però può anche portare, in nome della difesa coerente del principio, a ridurre la potenzialità della coalizione (perdendo dei pezzi che questo impianto non condividono). Abbiamo una via d’uscita offerta dallo Statuto (il nostro). Il comma tre dell’articolo 20: per sottrarsi alla regola delle primarie di coalizione bisogna che i due terzi dell’assemblea regionale del partito voti una correzione straordinaria della prassi prevista. E’ questo (se capisco bene) lo stato dell’arte del Pd pugliese che dovrà sciogliere esattamente questo nodo nella sua riunione del fine settimana a Bari. Ora, col massimo rispetto verso l’autonomia dei partiti regionali (quello pugliese come quello umbro o laziale), mi permetto di segnalare un nodo politico. La mia impressione è che le primarie siano e rimangano un poderoso strumento di mobilitazione e, in taluni casi, anche di soluzione brillante per la selezione dei candidati migliori (nel senso di più competitivi) alle cariche monocratiche. Detto ciò penso anche che abbiamo affidato a questo strumento (che tale rimane: uno strumento) delle prerogative superiori alle loro effettive potenzialità. In particolare la possibilità (o la speranza) che lo strumento in sé sia il grimaldello, la chiave vincente, per risolvere o districare complicate vicende politiche. Ma la politica raramente si fa gestire delegando altrove le sue responsabilità. Conviene quasi sempre tener conto del bisogno di farsi carico dei problemi indicando delle soluzioni ragionevoli e condivise. Vuol dire buttare a mare le primarie? No, tutt’altro, l’ho appena detto. Ma significa anche evitare di pensare che tout le monde debba uniformarsi per forza alle “nostre” regole e che, a volte, sia opportuno ricercare e concertare con altri la via d’uscita migliore per situazioni complesse. Se questo modo di ragionare appare come un ritorno del vecchio mi spiace. Perché, nel mio piccolo, penso l’opposto. Vuol dire soltanto evitare di mettere le braghe al mondo lamentandosi poi se a qualcuno il colore dell’indumento non piace. Uno sforzo di buon senso. E una gerarchia assennata degli obiettivi da perseguire, questo a me parrebbe da qui in avanti lo sforzo da fare. Buone cose.