Dunque, a parte le dimissioni di Veltroni, l’elezione di Franceschini, l’annuncio di Obama che tasserà i redditi sopra una certa soglia per offrire un’assistenza sanitaria pubblica a tutti, la legge delega del governo per vincoli maggiori negli scioperi dei servizi pubblici, l’incriminazione di Beppino Englaro da parte della procura di Udine e la conferma delle “ronde” nel pacchetto sicurezza, dicevo a parte questo la settimana è scivolata liscia come l’olio. Ora, dovendo graduare il rilievo dei fatti, mi verrebbe da dire che il presidente americano ha preso il toro per le corna. Chi pensava di avere davanti un prodotto confezionato ha compreso che l’uomo è tutt’altro che frutto del marketing. E’ dotato di quel tanto di coraggio (o incoscienza) che può tornargli utile nella fase di avvio del mandato. Il messaggio è diretto. L’America (come l’Europa) affronta la crisi economica più devastante degli ultimi decenni con un linguaggio spiazzante se confrontato ai rituali della stagione trascorsa. Ruolo centrale degli Stati, redistribuzione delle risorse, sostegno pubblico alla domanda, misure anticicliche nazionali e non solo: è quasi paradossale che l’Italia (nel nostro splendido isolamento) appaia così estranea al contesto. C’è un “mondo morale” della destra economica e politica che frana come un castello di carte mentre qui da noi la destra prosegue imperterrita nel suo cammino. Limita le intercettazioni, recluta le ronde, viola la deontologia dei medici, scambia la clandestinità per un reato, e soprattutto non investe un euro su questa benedetta crisi (gli aiuti pubblici italiani, a differenza di quanto accade altrove, sono tutti coperti, vale dire che non sono interventi in deficit ma vengono compensati da aumenti di tasse o riduzione di spese). Come si dice, siamo degli straordinari “portoghesi”. Seguiamo lo sviluppo degli eventi. Aspettiamo che americani, tedeschi e francesi spendano le risorse (loro) per invertire il segno del declino. Nella convinzione che se il convoglio riparte noi saliremo sul vagone di coda con un saltello agile, come nei vecchi film in bianco e nero. Ma è difficile che le cose vadano così. Certo, i numeri fanno colpo. Il presidente Sarkozy ha stanziato per Renault e Peugeot una somma pari, più o meno, al capitale che il governo italiano ha stanziato da settembre a oggi per fronteggiate la crisi di famiglie e imprese. Quanto all’estensione degli ammortizzatori (i famosi 8 miliardi di euro) sono coperti come il resto delle misure dal Fas (il Fondo per le Aree Sottoutilizzate) e dunque sono risorse sottratte a politiche di investimento. Una quota parte poi deriva dal fondo sociale europeo col risultato che si tratta comunque di una cifra insufficiente. Almeno se teniamo conto delle indicazione del governatore Draghi, l’altro giorno a Milano: due milioni e mezzo di lavoratori a termine che resteranno senza assegno entro la fine dell’anno. Ho accennato a ronde, medici che denunciano i clandestini e clandestini puniti per il solo fatto di esser tali. Riprendo il tema per un motivo che provo a riassumere. Tutto questo non avviene per caso. Come spiega benissimo Nadia Urbinati, da sempre, l’unica molla che spinge gli individui a rinunciare a una quota della loro libertà per consegnarla al potere, al governo, al Sovrano, è la paura. L’insicurezza per sé e per le persone care. Il risultato, non da oggi, è che più lo Stato ha bisogno di inasprire le norme che garantiscono la sicurezza dei cittadini, più dimostra la sua debolezza su quel fronte. Il punto è che quando una società, in nome della propria sicurezza, è disposta a rinunciare persino ai diritti fondamentali della persona, è inevitabile che si produca una profonda lacerazione – sociale e culturale – che quella società renderà ancora più insicura. (Obama lo sa benissimo e infatti tra le altre cose chiude Guantanamo). Per questa ragione, è sempre molto pericoloso usare la Paura sociale diffusa in una logica di parte. Perché se quella paura non incrocia lo Stato (che vuol dire leggi giuste, procedure efficaci, e poteri riconosciuti a partire dalle magistrature) lo sbocco può essere un potere arbitrario. Ma un potere arbitrario è l’esatto opposto di un governo sicuro. Allora, compito della politica dovrebbe essere evitare un circolo vizioso dove la paura alimenta un bisogno di sicurezza che alimenta a sua volta la paura. Il nostro governo invece agisce proprio dentro questo solco. Risponde a una domanda di sicurezza e lo fa con leggi-manifesto (cioè con politiche di sicurezza). Ma evita di risolvere i conflitti che sono all’origine delle varie forme di delinquenza e criminalità (cioè evita di sviluppare delle politiche sociali)….come nella legge sulla violenza (dove la parte sulla prevenzione e sulla formazione è stata cassata). Insomma le politiche della sicurezza prendono il posto delle politiche sociali. E la conseguenza è grave: lo Stato torna alla funzione che aveva prima di diventare uno Stato sociale. Deve garantire l’ordine. O deve fingere di farlo, con annunci e minacce. Tutto il resto: giustizia sociale, uguaglianza, redistribuzione delle opportunità….scivola sullo sfondo. Non se ne parla neppure. Ma è su questo piano che il centrosinistra deve reagire, e con forza. Perché le ragioni della sua esistenza rischiano di essere archiviate, rimosse. E dove prima c’era una domanda di giustizia sociale…di diritti….resta solo una richiesta di ordine, in una deriva senza fine. E in una pericolosa assuefazione. Ho visto le immagini di un delirio razzista del vice sindaco leghista di Treviso. Dopo di lui sullo stesso palco sono saliti (e hanno parlato alla stessa platea) alcuni ministri della Repubblica. Ecco, se questo accade e nessuno protesta vuol dire che si è sfondata una barriera di tenuta del senso civico del Paese. Il che è parte della nostra difficoltà attuale. Aggiungo che quando parliamo del radicamento territoriale del Pd è anche di questo che si parla. Me ne sono reso conto domenica sera vedendo su Rai 3 la splendida inchiesta di Riccardo Iacona dedicata alla “caccia allo zingaro”. A un certo punto si parlava di Venezia e di un campo residenziale (casette in muratura e urbanizzazione dei servizi essenziali) per 160 sinti, cittadini italiani, residenti da anni a Venezia e che a Venezia lavorano e pagano le tasse. Lega, An e Forza Italia da mesi raccolgono firme contro il campo. Voglio cacciare i sinti fuori dal “loro” territorio. Il sindaco Cacciari replica dicendo cose sacrosante e battendosi con coraggio per affermare un principio giusto in sé prima ancora che di buon senso. Allora, uno seguiva il servizio e di colpo capiva – vedeva – cos’è il radicamento territoriale. E’ il fatto (banale? Sì, banale) che non può essere solo il sindaco coi suoi assessori a difendere quell’insediamento (che porterà equilibrio sociale, rispetto delle regole, bambini a scuola, integrazione…). A difendere e spiegare quella scelta dovrebbe esserci “la politica”. Il partito, quel senso di comunanza e identificazione in scelte (amministrative in questo caso) che riflettono la tua idea di città, di comunità, di civiltà. Tutto qui, anche se non è poco. Infine, oggi ho rilasciato le mie impronte digitali per la nuova tessera di voto alla Camera. Funziona così. Adesso prima di votare ciascuno dovrà poggiare il polpastrello (non un qualunque polpastrello ma solo ed elusivamente il suo) su una specie di lettore ottico che abiliterà la postazione al voto elettronico. E’ un sistema molto serio e collaudato. E dovrebbe cancellare per sempre il malcostume dei pianisti. La procedura potrebbe allungare i tempi e questo non aiuterà. Pare che se anche con questo sistema le cose non dovessero funzionare (i furbi ci sono sempre) si procederà al sistema della doppia verifica. Ogni postazione verrà dotata di due buchette per le mani e il voto sarà valido solo se espresso contemporaneamente in entrambe le cassette. Mi hanno detto che un deputato (ex ingegnere meccanico in una grande azienda del Nord) ha avanzato anche l’ipotesi del controllo quadri-articolare. La procedura pare complicata ma non lo è. Per ciascun voto si debbono pigiare i tasti (separati) delle due buchette inserite nella postazione ma, allo scopo di evitare che il deputato si muova dal suo posto e col mento voti per il vicino, il voto è valido solo quando il piede destro comprime un tasto situato alla base della postazione mentre il piede sinistro aziona una sorta di finta frizione realizzando il gesto tecnico che in anni lontani rispondeva al nome di “doppietta” e serviva a scalare la marcia della 500 Fiat. Solo, e sottolineo solo, come extrema ratio (e dunque in caso di fallimento di ogni altro sistema di controllo incrociato) si adotterà la soluzione “a scomparsa”. Quando il deputato dovesse tentare di contraffare il voto di un o una collega, automaticamente viene ad aprirsi una botola in corrispondenza del reo che precipita nelle segrete della Camera dove è costretto a rimanere per l’intera durata della seduta. Sperò non ce ne sia mai bisogno. Buone cose.