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UN FLASH.

Non scrivo nulla che non avete già sentito o letto. La sconfitta è arrivata nelle dimensioni che sapete. Tutti speravamo in una tenuta diversa. Soru è una personalità di valore. Ha governato la regione con rigore. Ha compiuto scelte difficili e non sempre condivise dalla sua stessa maggioranza. Ha fatto una campagna elettorale generosa. Ha raccolto un consenso personale superiore ai voti della coalizione. Ma ha perso. Ha perso contro il centrodestra e contro Berlusconi che da oggi è ancora di più il dominus incontrastato del suo campo. Giannini scrive stamane su Repubblica, “il padrone dell’Italia”. Non lo so. Questo è un paese strano. Che i padroni se li sceglie e li congeda con relativa semplicità. Resta che la stella del capo del governo brilla. Da molti anni oramai. E oggi più di ieri. Sul Pd si addensano tutte le nubi che il cielo è in grado di ospitare. La direttrice de l’Unità ha scritto due colonne di fuoco. Contro tutto e tutti. Contro gli oligarchi che distruggono la casa anziché costruirla. Contro l’ottusità di una classe dirigente che non vede dove la stia portando un’ansia di potere e di lotta intestina senza sbocco. Scrive la Direttrice che l’ultimo segnale di svolta, di salvezza, viene da Firenze dove Matteo Renzi ha vinto le primarie per la carica di sindaco. Sarà. Resto convinto di una piccola verità. Se stiamo così non è perché abbiamo discusso troppo. Non è perché ci dividiamo troppo. Casomai è per la ragione opposta. Perché da anni abbiamo perduto la capacità di discutere. Di osservare il mondo e trarne le conseguenze. Se stiamo così non è perché qualcuno, per malizia o cattiveria, boicotta le scelte della maggioranza. Casomai è vero l’opposto. Stiamo così perché fatichiamo a scegliere. E spesso di fronte agli ostacoli (dio solo sa quanti se ne trovano se ci si misura con la contemporaneità) noi scartiamo di lato. Li aggiriamo. Ma non sempre, anzi quasi mai, è una tecnica risolutiva. Perché poi te li ritrovi davanti. E più alti di prima. Sapete cosa mi colpisce di questi commenti (quelli su Firenze, sul voto sardo)? Il ricondurre ogni cosa alle persone. Al profilo e alla biografia delle persone. Che conta molto. Moltissimo. Ma è come se lasciassimo sempre sul fondo le ragioni. Le cause. Le idee. Perdiamo voti perché stiamo sulle scatole al prossimo? Perché….le stesse facce….gli stessi riti….come si è detto a Firenze? Può darsi. Ma non viene il dubbio che perdiamo voti anche per l’abitudine delle persone a riversare fiducia e passione dove ci si riconosce? Dove in qualche misura ci si identifica? Non nego che le due cose (l’ostilità per tutto ciò che è noto e l’indeterminatezza dell’offerta) si intreccino. Magari sino a fondersi. Ma non è una buona ragione, credo, per concentrarsi solo sul primo dei due fattori. Perché se continuiamo a rimuovere l’altro (che poi sarebbe il Pd con tutto il suo portato di ambizioni rimosse) difficilmente usciremo dal buio. Quel buio fitto nel quale ci troviamo. E che consiglierebbe di muoversi con cautela, tastando il muro, in cerca dell’interruttore. Perché quella a me pare la priorità. Riaccendere la luce.

Buone cose

Pubblicato il 17/2/2009 alle 12.22 nella rubrica POLITICA.

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