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MENO DUE (SETTIMANE).

Pubblicato il 13 marzo 2010Non assegnata

Tra la Camera (Aula, commissione e vigilanza Rai) e campagna elettorale (che si fa andando in giro, nei limiti del possibile) ho di nuovo trascurato il blog. Oddio, trascurato nel senso della scrittura, ma ho continuato a leggere i commenti (prima o dopo dovremo cercare di fare il punto su stile e andamento della chiacchiera in rete). Allora, settimana piena di cose. Intanto in Parlamento ci siamo tolti qualche soddisfazione. Dopo che (in precedenza) la maggioranza era stata costretta a chiudere la parentesi Protezione civile SpA, sono andati sotto in un paio di passaggi e hanno dovuto rinviare il voto sul decreto per gli enti locali alla prossima settimana. Abbiamo anche votato (dopo aver dato un contributo abbastanza decisivo a correggere le norme) la legge sulle cure palliative (lo considero un traguardo di civiltà) e quella sulla confisca dei beni mafiosi. Non sto qui a dirvi che si tratta di trionfi, ma sono tutti segnali del fatto che noi ci siamo e loro continuano a manifestare sintomi di fragilità o comunque di scarsa tenuta. Martedì mattina voteremo la pregiudiziale di costituzionalità sul decreto salva-liste. La discussione su questa ennesima roba impresentabile è iniziata in prima e seconda commissione (Affari Costituzionali e Giustizia). Se vi interessa scoprire gli argomenti usati per sostenere l’insostenibile trovate le sintesi del dibattito nei resoconti delle sedute sul sito della Camera (alla voce Documenti).

Detto ciò, l’impressione, a scorrere la cronaca delle ultime due settimane, è di una accelerazione molto forte: nel senso che se mettiamo in sequenza la crisi (dove loro dicono che siamo alla coda, noi che siamo nel vortice….a proposito, mercoledì pomeriggio ci sarà il dibattito in Aula alla Camera sulla mozione Bersani, interverrà il Segretario e replicherà Tremonti, il tutto se vi interessa in diretta Tivù sulla Rai), dicevo se mettiamo in sequenza la crisi, il franare di quell’etica pubblica che non è mai stata alle nostre latitudini un sano baluardo e la deriva del privato (Protezione civile / Fastweb per capirci), il quadro è piuttosto allarmante. Lo si può descrivere così (credo ne abbia scritto Reichlin, di recente): la possibilità che non ci sia più un garante di ultima istanza….perché poi questo pare il punto: quello di uno Stato (il potere pubblico) che non solo non esercita più un controllo di legalità, ma alimenta una illegalità collettiva perché giustificata, come si è visto in forme clamorose con la vicenda della mancata presentazione della lista nel Lazio (oltre a irregolarità di varia natura, come in Lombardia).

A questo punto il collasso che si può produrre è drammatico e da questo punto di vista la vicenda della Protezione Civile è la sintesi di un potere senza responsabilità, cioè (ne abbiamo già parlato) una concentrazione massima di decisione completamente astratta dalle procedure. Questo alla fine è il grande imbroglio della cultura del fare berlusconiana. Non solo il fatto che i risultati (vedi l’Abruzzo) sono spesso lontani dalla narrazione sugli stessi. Ma la logica che porta, in nome dei risultati, alla privatizzazione dello Stato: faccio quello che voglio (appalti per miliardi, variazioni di bilancio, gestisco i rientri dello scudo fiscale….tolgo ai ministri il loro portafoglio…..con le conseguenze che tutto ciò determina sull’assetto complessivo del sistema). Allora, se le cose stanno così, c’è un punto che distingue la Seconda Repubblica dalla Prima e che forse noi abbiamo sottovalutato. Ne parla Marco Follini nel suo libro (bellissimo) appena uscito, e prima di lui ne aveva scritto Biagio de Giovanni nel suo “A destra tutta”. Si tratta di questo: una delle ricadute del voto del 2008 è stato che per la prima volta l’insieme delle culture della Prima Repubblica si è ritrovato confinato all’opposizione. Tutte, compreso Casini: a conferma che il radicamento “elettorale” della destra si alimenta del nostro sradicamento storico-costituzionale (le radici dello Stato e il carattere discriminante della Costituzione e dell’Antifascismo…con la maiuscola, e cioè il collante ideologico della Repubblica). Per cui è difficile stupirsi dell’accelerazione di adesso. Prendiamo la Lega che è in campo con Zaia e Cota nel Nord. Il sondaggio del Corriere, l’altro giorno, l’accredita di un risultato assai confortante (e comunque nell’insieme noi andiamo piuttosto bene!). Ma questo non è perché sono “radicati sul territorio”, è perché raccolgono una semina di vent’anni. Le cose di cui ho provato a ragionare nel mio libretto: allentamento del cordone fiscale, fine delle tutele sindacali in nome della lotta al parassitismo, scarsa o nulla solidarietà verso le regioni deboli. E sullo sfondo, nientemeno che il culto del suolo. In una saldatura mai dichiarata, e forse in parte anche inconsapevole, col pensiero dell’estrema destra europea degli anni venti e trenta. La teoria del volkisch, l’appello al popolo visto come “organismo vivente naturale”, con una subordinazione dell’individuo alla comunità: ecco tutto questo è un altro Stato, un altro modello di convivenza civile e presuppone anche un’altra Costituzione, ed è di questo che dovremo tener conto nel definire quella piattaforma alternativa alla loro che non potrà essere solo una somma di obiettivi programmatici ma dovrà indicare un’altra idea del paese (come piace dire a Bersani).

Adesso comunque bisogna stare pancia a terra e dedicarci a queste ultime due settimane di campagna elettorale. Continuo a vedere segni positivi. Un clima che almeno in parte risente della loro difficoltà. Ci sono buone possibilità poi che la televisione (pubblica e commerciale) fuoriesca da questa assurda pantomima per cui non si parla di politica alla vigilia del voto (ma su questo cercherò di tenervi informati anche in relazione alla discussione nella Vigilanza). Insomma, c’è da fare. E per una volta c’è pure da essere (moderatamente) ottimisti. Come si dice dalle parti di Catania, nessuno è imbattibile!!!

Buone cose.



permalink | inviato da giannicuperlo il 13/3/2010 alle 19:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (492) | Versione per la stampa


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Sono nato a Trieste il 3 settembre 1961. E a Trieste ho vissuto più o meno fino alla fine degli studi universitari... continua

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