AL VOLO.
Pubblicato il 6 gennaio 2010Non assegnata
Mica facile riprendere un filo. Si dovrebbe parlare delle regionali prossime venture ma non saprei cosa aggiungere a quel che già sapete. Leggo le notizie e gli scenari per come si succedono e attendo di capire per chi voteremo nel Lazio. Sull’ipotesi di una candidatura Zingaretti potrei rimandarvi all’intervista pubblicata nell’ultimo post (a proposito, è vero, bisogna cambiare titolo alla rivista perché “Società Aperta” esiste già…..).
Lunedì prossimo, su iniziativa del mio amico Simone Siliani, presentiamo il libretto a Firenze (Biblioteca delle Oblate, ore 18.30). Ci saranno anche Irene Tinagli e Sergio Staino.
Convincete Lorenzo a non lasciare il blog, anche perché se accadesse non ci sarebbe più il blog.
Un paio di notazioni sulla giustizia. Alla ripresa (la prossima settimana) si riparte col tormento del processo breve (adesso si chiamerà “processo certo”) e del legittimo impedimento. Sul merito di entrambe le questioni abbiamo già chiarito che voteremo contro. Sullo sfondo resta (da anni, per la verità) il nodo del rapporto tra politica e giustizia. Ho letto con grande interesse l’ultimo saggio di Luciano Violante (Magistrati, Einaudi 2009). Vi è contenuta una fotografia nitida dei problemi aperti e alcune indicazioni strategiche sulle soluzioni da perseguire. In particolare, un certo grado di conflittualità tra la sfera dei decisori e la giustizia penale caratterizza un po’ tutti i sistemi democratici. Nel nostro caso la relazione ha assunto caratteri patologici per le ragioni a voi note. Ciò che nei fatti allarma di più la politica non è però l’esito del giudizio (spesso diluito nel tempo in termini di anni) ma l’avvio delle indagini (col corredo di notizie intercettazioni e impatto sull’esterno). Se a questo si aggiunge la crescita del potere dei giudici come frutto di una crescente influenza della giurisdizione sulla vita economica e sociale della comunità, è evidente che si pone il tema di come ristabilire un equilibrio che si sarebbe venuto progressivamente alterando. Il punto è che l’attuale maggioranza vorrebbe ristabilire questo equilibrio sulla base di un primato assoluto e incontrollato della politica (per la precisione, dell’Esecutivo) a scapito dell’autonomia e indipendenza del potere giudiziario. Ma non nel senso di altri ordinamenti (ad esempio l’America) dove esistono poderosi contrappesi istituzionali. Qui da noi la destra vorrebbe solo e semplicemente un asservimento dell’apparato giudiziario alle esigenze contingenti del decisore politico, con effetti paralizzanti o peggio, esplosivi, sull’intero sistema democratico e costituzionale. Proprio per questo, però, la discussione sulle riforme acquista (almeno in teoria) un valore particolare. Perché noi siamo alle prese con un sistema che nel suo insieme oggi non funziona (iper-legificazione che produce una difficoltà o arbitrarietà nell’interpretazione della legge stessa con conseguente incertezza da parte dei cittadini non potenti sull’applicazione delle norme e sulla certezza del diritto, tempi biblici di giudizio e conflitti economici sottratti alla legittima richiesta di valutazione, evaporazione del principio di certezza della pena….). Tutto ciò richiederebbe un insieme di riforme (possibilmente concordate) e rivolte alla soluzione di problemi che concretamente rallentano o inibiscono l’esprimersi di una mappa aggiornata di diritti e di responsabilità. Su questa base noi abbiamo avanzato un quadro di ipotesi e soluzioni serie. La destra si ostina a cercare vie d’uscita contingenti e temporanee per singoli impedimenti. Da questo conflitto “di logica e di senso” converrà ripartire se vogliamo sottrarre l’intero capitolo della giustizia dal gioco di ruolo nel quale pare essersi immedesimato. Quella di Violante, comunque, è una lettura che vi consiglio e sulla quale mi riprometto di tornare.
L’anno scorso avevo letto (con angoscia) “La Strada” di Cormac McCarthy. E’ un romanzo doloroso sulla “fine” oppure sull’Inizio (se si vuole cogliere l’aspetto ottimista). Un viaggio disperato che si fa di speranza in una relazione intensa, a tratti assoluta, tra un padre e un bambino. Ne hanno fatto un film, con un cast di primordine a quanto pare, ma del film nelle sale italiane non c’è traccia perché manca un distributore disposto a sobbarcarsi l’onere del rischio (commerciale) per una pellicola definita “troppo deprimente”. Insomma, perché spendere denaro in vista di un risultato mediocre al box office? Meglio stampare 700 copie del cinepanettone natalizio e lasciare padre e figlio al loro destino (per altro segnato). Trovate echi della notizia sui giornali di oggi. Se ve la segnalo è solo per una sensazione: colpisce l’episodio certo, ma in fondo a scorrere i palinsesti delle nostre (innumerevoli) reti generaliste e digitali terrestri e satellitari….l’impressione è che non sia affatto ragionevole stupirsi perché in fondo questa logica si è già ampiamente affermata. Non solo al cinema, ma un po’ dovunque. E senza che la cultura (in senso lato) erigesse barricate. Forse per una volta non è solo colpa della politica. Forse anche a qualcun altro dovrebbero fischiare le orecchie. O no?
Infine, siccome nella vita bisogna avere il coraggio di prendere posizione, ho deciso di schierare ufficialmente il blog nel panorama del basket italiano. La nostra squadra è la Lottomatica Roma. Punto.
Buone cose
| inviato da
giannicuperlo il 6/1/2010 alle 12:37 | |
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