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Pubblicato il 19 luglio 2008Non assegnata
1. a me questa cosa di Riccò è spiaciuta. Perché uno di fronte all'impresa di un giovanotto sano (in tutti i sensi) non fa in tempo a ricredersi (sul fatto che si dopano tutti) che subito ti piomba addosso la verità. Lui dice che tornerà più baldanzoso di prima e c'è da augurarglielo, ma la frittata è fatta. Quello che non capisco (da non sportivo quale sono) è la fiducia del tutto irrazionale nella possibilità di sfangarla. Ora, tu sai che prima di te ne hanno beccato altri e nonostante questo ci provi? Questo è per me l'aspetto più misterioso. Che fa il paio (mutatis mutandis) col ritorno sulla scena della questione morale per chi svolge funzioni di governo (a tutti i livelli). Anche lì, fatta salva la presunziine di innocenza, se però qualcuno dopo ciò che l'Italia ha visto e vissuto negli ultimi quindici anni sceglie di provarci lo stesso (a rubare intendo, o a farsi pagare favori su appalti e tangenti) quale meccanismo mentale lo porta a pensare che il dolo non verrà punito? Non equivocate, per l'amor del cielo. E' ovvio che la questione sta tutta a monte. E che chi governa (il più piccolo dei municipi come il Paese) prima di tutto dovrebbe disporre (24 ore su 24) di un'etica personale dura come il marmo. E lo stesso per chi pedala in salita al Tour o per chi dirige una Asl. Ma la domanda mi resta. Cosa spinge una persona consapevole a provocare un destino che nella migliiore delle ipotesi lo farà campare tra l'angoscia e i sensi di colpa e nella peggiore gli rovinerà il medagliere o addirittura l'esistenza? Non lo so. E non lo capirò mai.
2. Ieri gita toscana. Nel pomeriggio a Firenze abbiamo chiacchierato di '68 e diritti civili. Poi la sera a Prato (Festa de l'Unità, yahoooo!!) abbiamo presentato il libro di Irene Tinagli ("Talenti da svendere", Einaudi 2008). Con l'autrice c'eravamo io e il mio collega (bravissimo) Andrea Lulli. Il libro è bello (serio e completo). Irene è una ricercatrice che lavora da anni negli Usa. Lì ha collaborato con Richard Florida (l'elaboratore della "classe creativa" e della strategia delle tre T, talento tecnologia e tolleranza). Avevo letto i libri di Florida (quelli tradotti e pubblicati da Mondadori). Il saggio dell'allieva però è superiore a quelli del Maestro. E' più compatto (non ho mai capito perché gli americani non concepiscono di pubblicare volumi inferiori alle 500 pagine) e contiene l'equilibrio giusto tra dati statistiche e aneddoti e i concetti cari all'autrice. Se potete, leggetelo (anzi è il primo consiglio bibliografico per le vacanze, un post dedicato a questo seguirà). La Festa di Prato sta andando benissimo. Benedetta che dirige il Pd in quella città è stata miracolosa (è riuscita a portare in loco Veltroni, D'Alema e Bersani). Con somma invidia (immagino) delle feste circostanti. Se passate di là segnalo al ristorante-pizzeria l'antipasto democratico (può darsi che io fossi molto affamato ma ne valeva la pena). Lunedì mattina vado a Napoli su invito del mio vecchio amico Diego Belliazzi. Faremo una chiacchierata in mattinata al Chiostro di Santa Maria la Nova e ci sarà anche Marco Follini. Vi dirò.
3. Lunedì pomeriggio invece voteremo la fiducia sulla manovra. Per il merito vi rimando alle cose scritte da Bersani nei giorni scorsi. E pure all'articolo di Morando stamane su l'Unità. Quanto alla procedura (se ne parlava ieri a Prato con Andrea) c'è davvero qualcosa che si sta alterando (sul piano del funzionamento corretto del Parlamento intendo). Le procedure (che sono anche i tempi e le modalità della decisione) non appartengono al bagaglio arcaico delle burocrazie (in questo caso di quelle parlamentari). Le procedure sostanziano la democrazia. Se il governo licenzia una manovra triennale in 9 minuti (limitandosi come ovvio a far intravedere agli astanti le poste e le relative, presunte, coperture) questo non è un succeso dell'efficienza e della mangerialità. Ma un vulnus a quell'idea di politica responsabile e consapevole che dovremmo tutelare. Comunque sia la fiducia ci sarà. Ma quel che sta cambiando sotto i nostri occhi non è poco. Non è davvero poco (nel merito e nel metodo).
4. su questo blog-live mi avete quasi convinto. Settembre andrebbe più che bene. Schema, lo stesso dell'altra volta. Io cerco la sala e prenoto un buffet (scarso perché a settembre fa ancora molto caldo ed è da sciocchi rimpinzarsi di proteine e carboidrati....la cosa che conta è dissetarsi e magari integrare gli zuccheri con della frutta. Per cui pensavo a una mela e mezza minerale a testa. Non è per la spesa eh, sia chiaro. E' proprio per rendere più funzionale e scorrevole il lavoro). Voi dovete pagarvi la trasferta e rispettare il decalogo di Siciliano. Sulla sede non saprei. Certo, la logica spinge per Roma (comoda e centrale). Però si accettano ipotesi alternative. Tenderei soltanto a escludere le isole (troppo complicate da raggiungere), il Nord (scomodissimo per chi parte da Roma o da sotto Roma), Abruzzo Umbria e Marche (la rete ferroviaria non è tra le più moderne), le regioni del Sud (vale specularmente la motivazione del Nord). Direi che restano tre opzioni soltanto: Campobasso, Viterbo (per la gioia di Sposetti, Andrea Egidi e Luciano Pazzetta) oppure Roma. Ecco. non voglio scegliere io. Decidete voi tra queste tre ipotesi. Mi adeguerò.
5. E' sbarcato l'altro ieri. Ha firmato. Ha richiamato 30mila tifosi al Meazza in una sera di metà luglio. Ieri erano 2mila al primo allenamento. Sono stati staccati 10mila abbonamenti in un giorno. Là davanti duetterà con Kaka. Non c'è altro da dire.
PS. Per Lorenzo, è molto bello. Ti manderò mail.
Buone cose
| inviato da
giannicuperlo il 19/7/2008 alle 12:29 | |
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ANCORA SUI PACS (2)
Pubblicato il 28 marzo 2006Non assegnata
Scusate se torno (con una seconda puntata) sulla questione Pacs. Ma le risposte di Robi e di Elisa sono interessanti (le trovate nei commenti alla prima puntata). Vorrei provare a ragionare su due punti. Il primo è l'affinità che ogni elettore sente di avere con questo o quel candidato. Scrive Robi che non avrebbe alcun problema a votare per Rosy Bindi. Mentre è assai meno disponibile a votare l'Ulivo sapendo che col suo voto contruibuirà ad eleggere persone che sul referendum dell'anno scorso hanno compiuto la scelta astensionista. Capisco il problema, ma faccio notare che anche col vecchio Mattarellum esisteva un limite analogo. Nel senso che il candidato di collegio (e in quanto tale candidato di tutta la coalizione) poteva risultare più o meno in sintonia con la sensibilità del singolo elettore. La differenza con la nuova legge è che un voto all'Ulivo (alla Camera) contribuisce oggi all'elezione di più di un candidato della lista, e dunque garantisce una pluralità di opinioni e posizioni, anche sui temi a noi cari della laicità e del modo migliore per declinare quel valore nel dibattito interno all'Unione. Il secondo punto è legato invece al significato che diamo alla parola "compromesso" (ne parla Elisa nella sua replica). Ho già provato a spiegare su questo blog cosa penso, nel merito, di alcune questioni che rientrano a pieno titolo nel novero dell'eticamente sensibile. Adesso rubo qualche riga sulla questione posta da Elisa (che mi pare assolutamente strategica). Personalmente non sono spaventato dall'idea che su questioni tanto delicate e complesse si cerchi un ragionevole compromesso tra posizioni a volte assai distanti. Trovo assurdo che si varino leggi sbagliate (e cattive) come nel caso della fecondazione. Ma troverei altrettanto discutibile procedere in modo speculare, senza ascoltare le ragioni di tutti. Penso - ma è solo un esempio - alla legge che in Italia regola i trapianti di organi. Se non ricordo male in quell'occasione si cercò (e si trovò) un ragionevole compromesso. La questione era delicatissima. Quando si poteva procedere all'espianto di un organo, con lo scopo di salvare un'altra vita? La risposta fu: quando cessa qualunque attività di tipo cerebrale e dunque non esiste possibilità alcuna di recupero. Forse non ho usato i termini precisi e più corretti sotto il profilo scientifico, ma quello fu, nei fatti, un compromesso "alto" tra le ragioni dei cattolici e dei non credenti. In qualche modo fu l'indicazione di un metodo che, ad esempio, nella legge 40 non è stato assolutamente seguito. Basta pensare al dibattito sorto intorno all'utilizzo degli embrioni sovrannumerari per l'attività di ricerca (embrioni - è bene rammentarlo - che non sarebbero comunque mai impiantati per favorire una gravidanza). Se penso al termine "compromesso" mi torna in mente una bellissima definizione che della parola (e del suo valore in politica) ha dato Amos Oz in un saggio dedicato al fanatismo. Scrive Oz, "Sono un gran fautore del compromesso. So che questa parola gode di una pessima reputazione nei circoli idealistici d'Europa, in particolare tra i giovani. Il compromesso è considerato come una mancanza di integrità, di dirttura morale, di consistenza, di onestà. Non nel mio vocabolario. Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi.Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo. ". E conclude Oz, "quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l'altra guancia a un avversario, un nemico. Intendo incontrare l'altro più o meno a metà strada. Comunque non esistono compromessi felici: un compromesso felice è una contraddizione. Un ossimoro". Ecco, non saprei dire se davvero non esistono compromessi felici. Credo esistano buoni compromessi. E per ottenerli - di questo sono convinto - non si può rinunciare ai valori di fondo che definiscono una cultura e un'identità solide. Se mi guardo indietro, però, non ho dubbi su quale fronte negli anni scorsi abbia coltivato un approccio "fanatico" e poco laico verso problemi che solo uno spirito aperto e critico può pensare di affrontare. Infine, una battuta soltanto sulla mia posizione in lista (al numero 6 del Friuli Venezia Giulia). E' il frutto di una lunga discussione che affonda nelle vicende della mia regione e nella giusta necessità di garantire una rappresentanza parlamentare a un esponente della minoranza nazionale slovena. Tutto qui. E non vi annoio oltre con la storia complicata del confine orientale. Buona giornata.
| inviato da
il 28/3/2006 alle 13:4 | |
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Risposta a Emanuele Macaluso
Pubblicato il 21 marzo 2006Non assegnata
Questa mattina sul Riformista, Emanuele Macaluso ha scritto un editoriale interessante che cita, con una punta di polemica, alcune mie battute di qualche giorno fa sul voto alla Rosa nel Pugno. Ho inviato al giornale un articolo di commento che potete leggere "in anteprima".
Grazie dell'attenzione.
"Emanuele Macaluso ha ragione. I temi “eticamente sensibili” fanno parte a pieno titolo della modernizzazione del paese e anche per questo parlano a una fascia molto ampia dell’elettorato. Ne sono convinto al punto d’aver sostenuto, insieme a tanti altri, quel referendum sulla legge 40 che pure si presentava sin dall’inizio come una difficile corsa in salita. Se a proposito del voto alla Rosa nel Pugno, in una riunione di partito mi sono riferito a un segmento colto, benestante e residente nelle grandi città del Nord, ciò non è dovuto dunque, o almeno lo spero, a “una visione riduttiva che fa parte del bagaglio culturale del Pci”, ma più semplicemente alla fotografia che i sondaggi offrono del consenso a quel nuovo soggetto. Consenso più marcato nelle realtà dove, per ragioni storiche e culturali, ha un peso maggiore il cosiddetto voto d’opinione. Naturalmente sono cifre da prendere per quel che valgono. Segnalano al massimo delle tendenze, che però è bene non sottovalutare. Detto ciò, non ritengo che la strategia da seguire su questo terreno sia quella del silenzio. Insomma che sia meglio parlare poco in questa campagna, o non parlare per nulla, di laicità e unioni di fatto. E questo al solo scopo di nascondere, come si fa con la polvere sotto il tappeto, le differenze di tono, e talora di contenuto, che su quei temi si registrerebbero dentro l’Ulivo. Anzi, sono dell’idea che affrontare quegli argomenti sia una leva per convincere qualche elettore incerto sulla scelta da fare. E lo dico perché, come sostiene Macaluso, stiamo parlando di questioni che ovunque in Europa sono parte integrante dei programmi di governo delle forze socialiste e progressiste. Ma appunto per questo penso sia un limite continuare a confinare la materia nel recinto, per altro nobilissimo, della sfida sui valori. La realtà è che dal modo di affrontare problemi di fondo della modernità – dalla libertà di cura all’autonomia della ricerca e giù giù fino al diritto di vivere con pienezza di diritti la propria sfera affettiva – derivano cultura politica e identità di un nuovo riformismo. Prendiamo il tema dei Pacs. Come ha spiegato giorni fa Maurizio Ferrera dalle colonne del Corriere della Sera, già oggi nei paesi dove una legge sulle unioni di fatto è in vigore solo il 30 per cento delle prime unioni si forma a seguito di un matrimonio. Le altre, tutte le altre, sono unioni regolate che consentono a milioni di giovani di uscire dalla casa dei genitori e sperimentare un’esistenza autonoma. Non a caso, aggiunge Ferrera, molte di quelle unioni, spesso dopo la nascita di un figlio, si stabilizzano con un matrimonio. Istituzione che resta la norma di unione più diffusa. Altro che attacco ai valori tradizionali. Alla resa dei conti le unioni di fatto si rivelano uno strumento formidabile di promozione della famiglia. Quella stessa famiglia che il cardinale Ruini difende con tanta passione. Esempi analoghi riguardano l’autonomia della ricerca, così penalizzata negli anni di governo della destra, la libertà di cura o la dignità e i diritti individuali delle donne. Ma il punto ancora una volta è quello posto da Macaluso a chiusura del suo editoriale di ieri. E in particolare il legame che egli segnala tra la prossima scelta elettorale e il segno che avrà la costruzione del partito democratico. La mia opinione è che proprio la natura dei problemi accennati e il loro occupare uno spazio privilegiato nell’agenda di un governo di centrosinistra, sollecita – adesso e tanto più dopo il voto – una battaglia seria su contenuti, valori e priorità di una possibile nuova aggregazione dei riformisti. Ovviamente su una riflessione del genere l’esito del voto peserà, e molto. Peserà il risultato dell’Ulivo alla Camera. Peserà il consenso dei Ds al Senato. Anche per questo sarebbe un errore mostrare timidezza o reticenza sulle questioni indicate da Macaluso. Perché, infine, è vero che il dopo-Berlusconi è già cominciato. Ma come si svilupperà dipende anche da noi. Quanto al presunto “tradimento” di quegli elettori, magari iscritti ai Ds ma assai poco propensi alla prospettiva del futuro partito, non scomoderei termini tanto brutali. Anzi, direi che la parola stessa dovrebbe essere sepolta nel “bagaglio culturale” di una vecchia sinistra. Su tutto il resto discutiamo liberamente. E ancora di più sarà bene discutere dopo il dieci aprile, quando finalmente – e insieme – avremo mandato a casa questa destra impresentabile e maleducata."
| inviato da
il 21/3/2006 alle 18:16 | |
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